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Lettera aperta di frei Dilson ai giornali     |
Giovedì 6 ottobre 2011 - Frei Dilson, prima di ripartire per il Brasile, ha lasciato una lettera a Giuseppe con il quale, quando erano entrambi sindaci, c'era stata una forte collaborazione nel progetto “I comuni trentini per i comuni del sud del mondo”, a favore di Itamaraju. Si trattava di una lettera aperta destinata ai giornali perchè la pubblicassero. Così è stato: lo scritto è stato riportato proprio oggi, iniziando in prima pagina, sul quotidiano "Il Trentino", che ha ritenuto di dargli in questo modo un taglio importante; è stato pubblicato anche dal Corriere del Trentino. La lettera aperta è riportata di seguito integralmente.
"Trento, 2 ottobre 2011
Sono frei Dilson, brasiliano, ordinato frate cappuccino nel 1974. Ho fatto il parroco in alcune cittadine dell’interno della Bahia, il parlamentare dello Stato di Bahia e il sindaco della città di Itamaraju per tre mandati, ora sono parroco degli indios Pataxò del Monte Pascoal. Quando non sono impegnato come frate o sindaco, faccio il “papà” nella comunità di accoglienza dei bambini di strada di Arcoiris, nella stessa zona dove sono nato e cresciuto.
Ho voluto essere presente a Trento all’iniziativa “sulle rotte del mondo”, una settimana di incontri tra il Trentino, terra bellissima e generosa, e i suoi missionari, per conoscere le tante forme di volontariato, per assistere ai dibattiti, per parlare con la gente, per presentare in un pubblico confronto le ragioni per cui un frate come me, che ha trovato nella Bibbia le radici della Teologia della liberazione, ha voluto e potuto fare politica.
Ma ho voluto essere in Trentino soprattutto per un’altra cosa: per dire grazie! Gesù di Nazareth, dopo aver guarito un gruppo di lebbrosi e vedendo che uno solo era tornato a ringraziarlo, chiese dove erano gli altri: ho pensato che se anche Dio prova gioia nell’essere ringraziato, immaginarsi noi esseri umani! E così, in un momento in cui c’è sempre meno riconoscenza, ho voluto essere in Trentino per esprimere la mia, con un grazie.
Grazie all’associazione trentina Arcoiris, che per vent’anni mi ha sempre aiutato nei progetti sociali di recupero dei bambini di strada, di formazione scolastica e professionale. Grazie alla presidente Franca, a Italo, Monica e a tutto il direttivo, ai tanti soci e sostenitori che impegnano il loro tempo e denaro per sostenere progetti realizzati a diecimila chilometri di distanza. Grazie ai tanti amministratori comunali e provinciali che hanno sostenuto i vari progetti partiti da Nago-Torbole e che hanno coinvolto Riva del Garda, Trento, Cles, Lavis, Pergine e molti altri comuni, oltre alla Provincia, nell’aiutare il mio comune di Itamaraju.
Cari volontari e amministratori, cari amici, non immaginate nemmeno cosa produce il vostro aiuto nelle terre lontane. Nel mio comune, con gli aiuti del Trentino, centinaia di bambini hanno potuto prima sopravvivere e poi crescere in condizioni civili, diventare uomini liberi perché formati e capaci di decidere con la propria testa. Migliaia di ammalati hanno potuto recarsi in ospedale sulle ambulanze donate dai comuni, sulle strade mantenute aperte con i mezzi arrivati dal Trentino. Migliaia di cittadini si sono formati nelle scuole costruite con iniziative trentine e sostenute da Arcoiris. Per non parlare della forza del vostro esempio, perché dietro la generosità c’è sempre un effetto moltiplicatore, che da sempre trascina la mia e le altre comunità a migliorarsi e a dare ai cittadini opportunità sempre maggiori.
In questi giorni ho visto e apprezzato il grande lavoro di volontariato a favore dei popoli che hanno più bisogno, ho pensato che questa gente é generosa e sensibile. Ho sentito che a causa delle crisi ci sono forti resistente verso le iniziative di solidarietà internazionale e c’è la tentazione di tenere qui le risorse. Lasciatemi dire una cosa, la chiusura sarebbe un errore per due ragioni: la prima perché quando si da, è sempre più quello che si riceve di quello che si da; la seconda è ben descritta da un proverbio brasiliano: pochi sanno l’importanza della goccia d’acqua lasciata cadere dal colibrì sulla foresta nella stagione secca. Non fateci mancare la goccia d’acqua che per noi è vitale. E a chi pensa che il Brasile non abbia più bisogno di aiuto perché si sta sviluppando velocemente, dico: magari bastassero dieci anni per coprire il vuoto di secoli...
Grazie e un caro saluto a tutti.
frei Dilson Batista Santiago"
[Cliccare sulla foto per ingrandirla] 
www.arcoiris-onlus.it
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